Poesia e social per cambiare il mondo: 11 domande a Gennaro Madera.

Dimenticate il poeta matto e disperato, che rinuncia al mondo esterno per chiudersi nello scrigno della sua intimità: oggi la poesia si lega indissolubilmente alla sfera sociale attraverso i mezzi forniti dai social network.

Il fenomeno è in crescita costante ed è meno banale di quanto si pensi: lo chiarisce bene il punto di vista del giovane poeta Gennaro Madera.

  1. C’è un ricordo nella tua memoria che si ricollega al momento in cui hai deciso di scrivere poesie?

Facevo la scuola elementare e ricordo ancora una mia prima poesia sulla musica e sulle sue sfumature: una sciocchezza ovviamente. Ho sempre scritto, fin da piccolo, ma mi sono avvicinato alla poesia con più costanza e consapevolezza un giorno alle superiori: si spiegava latino, il “Satyricon” di Petronio, e ho appuntato sul quaderno dei versi: Come il Satyricon/ sei tanto/ eterna/ quanto insufficiente. Quello è stato uno dei miei momenti più consapevoli, perché poi a casa ne ho scritta un’altra e da lì non mi sono più fermato. Leggevo “L’amore è un cane che viene dall’inferno” di Bukowski in quel periodo: era una lettura stimolante, mi portava a scrivere, a volermi migliorare.

  1. Qual è il tuo rapporto con la scrittura? È cambiato nel tempo?

Il mio rapporto con la scrittura è quotidiano, intimo, matrimoniale, fedele. Mi fido delle mie parole ed è grazie ad esse se spesso scopro parti di me o volontà altrimenti nascoste, offuscate.

  1. A che lettore pensi quando scrivi?

Quando scrivo non penso a un potenziale lettore specifico. Per me scrivere è un atto molto intimo e personale. È una selezione mirata e limitata quella che vado poi a esternare e pubblicare. Mi spiego meglio, in versi, che è quello che credo di saper fare meglio: Quando scrivi sei solo, uno/ parli a tutti/ parli a nessuno.

  1. Quali autori ti hanno formato maggiormente e come ne sei venuto a conoscenza?

Il primo in assoluto che mi ha avvicinato alla lettura e di conseguenza alla scrittura è sicuramente Charles Bukowski. Mentre la mia scrittura si evolveva ho conosciuto diversi autori spulciando tra gli scaffali delle librerie, dove vado spesso, oppure leggendo qualche estratto online. Penso a “Tutto Qui” di Franco Marcoaldi, a “Le Poesie” di Cesare Pavese, “Cento poesie d’amore a LadyHawke” di Michele Mari, a Patrizia Cavalli, Patrizia Valduga… Recentemente una raccolta che mi ha sorpreso e stimolato tanto è “Coppie Minime” di Giulia Martini, giovane poetessa di raffinato talento e leggerezza.

  1. Quanto conta l’apprezzamento dei lettori nel tuo approccio al testo? Quanto invece la paura del rifiuto?

È sempre ansioso aspettarsi un parere. Aspettare in generale credo che lo sia. Ho appena pubblicato “Crescere” il mio nuovo libro che ha ricevuto molti apprezzamenti e ne sono felice. Ma io continuerei a scrivere ugualmente. Leggo spesso i commenti o le recensioni dei miei scritti, ma mi toccano fino a un certo punto. Il giudizio, la paura del fallimento, e tante altre emozioni, entrano in scena quando pubblichi un libro o ti esponi pubblicando un post online. Sicuramente delle belle parole o delle critiche ti spingono a fare sempre di più.

  1. Nella realtà social esiste ancora un luogo di incontro/scontro ideale tra artisti? Com’è il tuo rapporto con gli altri poeti “digitali”?

Esiste e come. Instagram ormai è diventato una sorta di salotto letterario. Io ho conosciuto amici sui social con cui discuto ogni giorno di poesia e di vita. Penso a Capitano Angelo Magnano (@capitanoangelomagnano), a cui ho scritto l’introduzione a due dei suoi libri, o Laideanfossi (@laideanfossi) che mi ispira giornalmente con le sue ricerche e che ha curato l’introduzione del mio nuovo libro. Quanti soldi mi ha fatto spendere! Ogni volta che vedo qualche sua interessante ricerca apro il portafoglio e vado in libreria o su Amazon. Certo, questo incontrarsi, sui social come nella vita, porta tanti amici quanti nemici. I social non sono un posto purissimo. È spesso più una bisca, qualcosa di losco. C’è tanta gente che ti si vuole fare amico solo per ottenere qualche like o visualizzazione in più. Purtroppo l’era dei numeri porta anche a questa situazione. Credo che i social vadano vissuti come la vita di tutti i giorni: sta tutto nell’approccio. Bisognerebbe creare un qualcosa relativo all’educazione social, come se fosse educazione civica o sessuale.

  1. Quale relazione vige tra la scrittura e la società nei tuoi testi?

C’è tanto di sociale in quello che scrivo. È quasi tutto relativo alla società. Anche se mi sono avvicinato a questo tipo di scrittura più nell’ultimo anno, di conseguenza nel nuovo libro di questo c’è poco. Ma vedrete. Si vedrà.

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  1. In base alla tua esperienza, quale social si mostra più ricettivo alla poesia?

Io credo che Facebook sia quello più adatto alla scrittura, ma essendo un social in palese calo credo che Instagram sia quello più giusto su cui cominciare, anche se, si tratta di una realtà più complessa. Bisogna avere competenze grafiche, comunicative, di intrattenimento, di pazienza, di informatica. È per questo che io nell’ultimo anno ho studiato a parte “social media”, qualcosa di grafica e tanto relativo a tutto il meccanismo che sta dietro un social: le leggi che lo comandano. Per questo ti dicevo del fatto che la scrittura sia una questione privata: non ha nulla a che vedere con il social. Il social è semplicemente un mezzo, di conseguenza bisogna studiarlo accuratamente per potervi crescere.

  1. Perché scrivere poesie nel 2018?

Perché scrivere poesie nel 1922? La risposta sarebbe la stessa: perché la parola è il mezzo più potente per poter cambiare il mondo. Abbiamo tutti bisogno della poesia: bisogna solo trovare il poeta o il libro giusto. In questo la scuola si approccia in maniera, dal mio punto di vista, sbagliata.

  1. Se potessi scegliere solo tre libri da consigliare, quali sarebbero?

Il mio libro: Crescere. Non perché lo abbia scritto io, ma perché è un libro che è aperto a ogni tipo di registro e di riflessione. Può essere un buon inizio, un’ottima compagnia. Consiglierei poi “Cento Poesie D’amore a LadyHawke” di Michele Mari. Assolutamente. Dovessi comprare un libro solo al mondo comprerei questo. Come terzo libro, a caldo, direi “Cedi La Strada Agli Alberi” di Franco Arminio.

  1. Tu sei molto attivo sui social; quanto conta “metterci la faccia” nella comunicazione del tuo messaggio (poetico e non)?

Conta quanto ci sai mettere la faccia. Sicuramente aiuta se esposta bene. La gente magari si affeziona a quello che sei e poi compra il libro, legge i tuoi testi. Devi essere bravo a spostare la gente che ti segue sulle cose serie: sulla poesia. Io tutto ciò che faccio lo faccio in funzione della poesia: è lo stesso mio atteggiamento nella vita. Comunque essere presenti, intrattenere, raccontarsi, sui social è molto importante.

Gennaro Madera ha all’attivo due pubblicazioni: “Come Le Onde Del Mare”, edito nel 2016, non è più in commercio, ma “Crescere” è ancora disponibile su Amazon a questo link: https://amzn.to/2CaqQzE.

Potete leggere le sue poesie anche sui suoi profili social: su Instagram (https://www.instagram.com/gennaroemme/) sulla sua pagina Facebook (https://m.facebook.com/gennaromaderascrive/?ref=bookmarks) o sul suo profilo Facebook (https://m.facebook.com/gennaro.madera?ref=bookmarks).

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2 pensieri su “Poesia e social per cambiare il mondo: 11 domande a Gennaro Madera.

  1. Un’attenta analisi di come è il mondo della poesia oggi, al tempo dei social, visto dall’incontro con un poeta in crescita, che ci fa capire e da consigli sull’ approccio che bisogna avere con i social e la loro importanza, utile sopratutto a dare rilievo ad un’arte che oggi viene mistificata dall’era attuale dei social.

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