Guide dal passato: il modello politico di Ottaviano Augusto.

Sul finire dell’età repubblicana, Roma venne investita da un cinquantennio di guerre civili che  misero  a dura prova le strutture amministrative e il tessuto sociale. La grande espansione, dilatata nel tempo, rese evidente la necessità di un governo capillare,  ma al contempo centrale, che si identificò sin dagli anni immediatamente successivi alla battaglia di Azio (31 a.C) con la figura di Ottaviano. Dal 27 a.C, anno in cui il Senato gli riconobbe il titolo di Augustus, al 14 d.C, anno della sua morte, il primo imperatore romano fu infatti il centro dell’auctoritas, ovvero la figura emblematica capace di gestire il potere, governare e trasmettere sicurezza ai cittadini di tutto l’Impero.

Oltre all’auctoritas, il fondamento del suo potere furono la tribunicia potestas e l’imperium proconsulare maius, due titolature conferitegli a partire dal 23 a.C. che lo rendevano apparentemente inglobato nella struttura della classe dirigente della tradizione repubblicana, conservata con lievi modifiche nella gestione delle trenta province imperiali. La strategia di Augusto fu sempre quella di un recupero o un mantenimento della tradizione, alla ricerca di un nesso con il passato che suggerisse continuità storica, sia a livello politico sia a livello culturale. Augusto seppe procedere per gradi e dilazionò  nel quarantennio del suo governo le trasformazioni, che pure avvennero: tra le principali, vanno ricordati il maggiore spazio e la maggiore fiducia accordati agli equites, che spesso ricoprivano mansioni finanziarie e ottennero la prefettura del pretorio e la gestione della provincia più importante, ovvero l’Egitto. Il Senato, strategicamente esautorato per ciò che concerne queste due alte cariche, venne però coinvolto nella gestione delle province, da Augusto suddivise in province del popolo, con gestione affidata ai senatori, e province del principe, amministrate con un diretto controllo dell’imperatore. Lungi dall’essere un dittatore o un rivoluzionario, Augusto fu in grado di conquistare il consensum del popolo che governò.

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“Virgil Reading the “Aeneid” to Augustus, Octavia, and Livia” di Jean-Baptiste Wicar – https://www.artic.edu/artworks/17161, Pubblico dominio, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=74888326

 

Il rispetto formale delle libertà repubblicane e il conferimento delle cariche più importanti a uomini di fiducia, caratteristiche fondamentali dell’Impero di Augusto, sono due elementi cardine anche della Signoria di Firenze di Cosimo I de’ Medici. Questi, specie intorno al 1434, pur non ricoprendo alcuna effettiva carica di prestigio, riuscì ad acquisire l’auctoritas di un princeps civitatis, anche mediante il ruolo di mecenate. Inoltre Cosimo I riconosceva in Augusto un modello ispiratore nel recupero del passato: come ricorda Andrea M. Gáldi, riteneva che la fondazione di Firenze fosse caduta nell’epoca del Secondo Triumvirato, sotto gli occhi di un giovane Ottaviano Augusto.

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“Benedetto Varchi che Legge l’istoria Fiorentina a Cosimo De’Medici” di Giuseppe Ciaranfi (Pistoia, 1818- Florence, 1902) – Galleria d’arte moderna di Firenze, Pubblico dominio, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=62503246

 

Il modello augusteo di comportamento politico è riscontrabile nella gestione di un territorio un tempo facente parte dell’Impero Romano, ovvero l’odierna Turchia. Mustafa Kemal Atatürk, generale e politico turco, fondatore e primo Presidente della Turchia, è assimilabile ad Augusto per via della gradualità dell’acquisizione del potere: sulla base della sua straordinaria cultura, frutto di una formazione soprattutto europea, diede vita alla Turchia moderna, motivo per cui è considerato eroe nazionale turco. Conquistata sul campo la sua popolarità, Atatürk tentò una laicizzazione e un’occidentalizzazione dello Stato, ma ciò che più conta e che ancora una volta lo avvicina ad Augusto, almeno a livello formale,  è la linea di governo seguita sia in politica interna sia in politica estera, riassumibile in una frase da lui stesso pronunciata : “pace in casa, pace nel mondo“. Molto amato dal suo popolo, il “padre della Turchia” divenne, fin dalla sua morte, oggetto di una religione civile e a lui venne eretto un mausoleo, simile al Tempio di Augusto ad Ankara.

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  1. Atatürk durante il discorso per il decimo anniversario della Repubblica di Turchia
  2. Il corteo funebre del “padre della patria”
  3. Il mausoleo di Atatürk
  4. Ricostruzione del Tempio di Augusto di Ankara (M. Schede – D. Krencker 1936)

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